marcatori tumore prostata
21
Feb, 2013
08:56

I marcatori del tumore alla prostata

Il dosaggio dell’indice PHI è indicato nei pazienti con PSA sospetto, il PCA3 indica se è necessaria un’altra biopsia.

La diagnosi e la cura delle malattie tumorali rappresentano ad oggi le sfide più impegnative per la comunità medica scientifica internazionale. In questo contesto, il tumore della prostata è il cancro più frequentemente diagnosticato nell’uomo. Nel 1994 la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia statunitense che monitorizza farmaci e test diagnostici, approvò l’impiego clinico dell’antigene prostatico specifico (PSA) come marcatore per la diagnosi precoce del carcinoma prostatico. Successivamente il PSA è stato proposto come strumento di screening di massa nei pazienti maschi dai 50 anni di età in poi. Un recente studio multicentrico europeo ha dimostrato come il PSA riduca la mortalità da tumore della prostata fino al 30% nei pazienti seguiti per 15 anni. Il limite del dosaggio annuale del PSA è che molti pazienti eseguono biopsie prostatiche “inutili”, cioè che non identificano alcun tumore e che idealmente dovrebbero essere risparmiate al pazienti.

INDICE PHI – La problematica insorta dopo la valutazione di questi risultati è proprio legata alla limitata capacità del PSA di suggerire in maniera accurata la presenza di un tumore prostatico significativo da un punto di vista clinico. Il PSA, infatti, può risultare elevato e quindi sospetto non solo in presenza di un tumore prostatico vero e proprio, ma anche in casi di ingrandimento benigno della prostata (ipertrofia prostatica) e di infezioni (prostatite). Si tenga anche conto che alcuni uomini con tumore prostatico in atto non hanno livelli elevati di PSA ed è per questo che la visita urologica con esplorazione rettale rimane cardine essenziale nella diagnosi del tumore prostatico. Negli ultimi mesi si sono resi disponibili due importanti marcatori di malattia prostatica che stanno contribuendo a migliorare la capacità diagnostica del PSA. Il primo marcatore è denominato PHI (acronimo della denominazione inglese Prostate Health Index, cioè Indice di salute prostatica) e deriva da un’elaborazione matematica dei dati relativi a tre analisi: PSA totale, PSA libero e [-2]proPSA. Il [-2]proPSA è una frazione della molecola del PSA che viene misurata nel sangue dopo un normale prelievo. Nei pazienti con PSA totale compreso fra 2.5 e 10 ng/mL, i valori dell’indice PHI sono risultati associati alla presenza di una malattia clinicamente significativa. Il dosaggio dell’indice PHI è particolarmente indicato nei pazienti con valore di PSA totale sospetto (cioè superiore a 2,5 ng/ml) che vengono o valutati per la prima volta dall’urologo o che comunque non hanno ancora eseguito biopsie prostatiche. In altre parole il paziente che oggi sta bene e che desidera essere informato sul proprio rischio di avere un tumore della prostata trova nel dosaggio dell’indice PHI il test diagnostico più accurato.

IL PCA3 – Nei pazienti che eseguono le biopsie prostatiche per un dubbio tumorale, nel caso in cui queste risultassero negative, si apre un secondo scenario dove il valore di PSA non sempre risulta efficace nell’aiutare la decisione clinica da prendere, ovvero la necessità di un secondo prelievo bioptico prostatico. In questi casi, il dosaggio di un secondo marcatore, il PCA3, è risultato essere molto utile nell’indicare quali pazienti debbano essere sottoposti a un’ulteriore biopsia. Il PCA3, a differenza dell’indice PHI che necessita di un prelievo di sangue, è un marcatore che viene misurato nelle urine dei pazienti dopo essere stati sottoposti a esplorazione rettale. Il PCA3 ha una espressione 60-100 volte superiore nelle cellule tumorali della prostata rispetto a quelle benigne e un valore elevato nelle urine suggerisce la presenza di un tumore prostatico. Come per il PSA e l’indice PHI, il risultato ottenuto dal test del PCA3 non va interpretato come presenza o assenza di cancro della prostata, ma come un indice di probabilità che aumenta o diminuisce in funzione del valore ottenuto. Il punteggio PCA3 può essere inoltre di aiuto nel prevedere l’aggressività del tumore ed è quindi importante per le conseguenti scelte terapeutiche. In conclusione, l’indice PHI e il PCA3 sono nuovi e promettenti marcatori tumorali nei pazienti con sospetto cancro prostatico. Hanno due ruoli differenti e complementari l’uno all’altro. La valutazione urologica specialistica e l’eventuale esecuzione di una biopsia prostatica rimangono tuttavia elementi fondamentali e insostituibili della cura dei pazienti con malattie della prostata.

di Giorgio Guazzoni (Urologia San Raffaele Turro) e Francesco Montorsi (Urologia San Raffaele sede). Entrambi sono docenti presso Università Vita-Salute San Raffaele Milano
Corriere salute 10 febbraio 2011

 

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